
IL
MONDO NEI LORO OCCHI
Relazione della visita del mago Sales a San
Juliao in Brasile
da parte di una persona che ha quegli occhi nel cuore
- Sono
gli occhi dei lebbrosi curati nell'Ospedale Sao Juliao di Campo Grande,
Brasile. A 10Km dal centro della città (quasi 1 milione di abitanti),
negli anni '60 vi era un lebbrosario-prigione dove erano segregati,
in abbandono, i malati di lebbra. Suor Silvia, la salesiana della Vovò
Tulia, decise di dedicare la sua vita a loro, con tanti volontari italiani.
Da lebbrosario-ghetto, il Sao Juliao è diventato ospedale modello, dove
i poveri sono curati bene, sempre, rispettando la loro dignità di uomini
e donne. I "poveri" e i "lebbrosi" vi sono curati, perché lebbra è sinonimo
di povertà.
Il Mago Sales, ogni volta che va in Brasile, fa uno spettacolo nell'ospedale ex-lebbrosario; il suo passaggio di qualche anno fa è riportato in un racconto scritto da un lebbroso del Sao Juliao, Lino Villacha, morto nel 1994. Il Sig. Lino seppe trasformare la sua vita di sofferenza, senza gambe, devastato nel corpo, in una preghiera di vita; è attualmente in corso la sua causa di beatificazione. Lino Villacha racconta lo spettacolo del Mago Sales: tra i ricoverati vi è Paolino, un bel bambino di 8 anni, malato di lebbra, abbandonato dai suoi genitori perché lebbroso, un figlio di cui vergognarsi. Paolino guarda il Mago, vede le magie, ride, i suoi occhi domandano: per favore, Signor Mago, fai ritornare la mia mamma? Fai una magia tutta per me: che la mia mamma mi voglia di nuovo con sé? Una magia piccola, Signor Mago, per favore. - Sono gli occhi dei bambini della Scuola Elementare dell'Ospedale Sao Juliao, perché Suor Silvia ha pensato ai bambini dei lebbrosi e dei poveri ricoverati, ai bambini della favela cresciuta attorno all'ospedale, ai figli degli operai che lavorano all'ospedale. Questi operai hanno un salario basso; Suor Silvia ha pochi soldi, ma cerca di facilitare la vita ai suoi collaboratori: ogni tanto qualcuno regala riso, fagioli, zucchero... e Silvia "inventa" i banchi-vendita: il prezzo pagato è simbolico, è nulla, ma l'operaio acquista con il proprio stipendio, sudato e guadagnato con la dignità del lavoro, quanto necessita per la sua famiglia. E i bambini a scuola? Suor Silvia, con tanti volontari, dà loro da mangiare, i libri, un insegnamento ed una educazione attenti e profondi. Non basta: la scuola dei poveri si differenzia da quella dei ricchi perché i poveri vanno a scuola coperti dai loro poveri stracci. E allora, un'altra magia: grazie a tanti volontari, chi manda i soldi, chi va a cucire, la divisa è pronta per tutti, un calzoncino ed una maglietta, tagliati e cuciti con tanto amore nella sartoria del lebbrosario. Così gli occhi di questi bambini, in cui si specchia la divisa scolastica simbolo di ricchezza d'amore, sono pieni di voglia di vivere, di cambiare il mondo. E il Mago Sales, nel suo ultimo viaggio in Brasile, ha fatto per loro uno spettacolo: con i palloncini colorati li ha fatti diventare personaggi famosi, ridicoli, grandissimi, buffi, ha fatto spuntare dalle loro mani tanti fazzoletti di mille colori... come non avere fiducia che i sogni debbano essere grandi e che valga la pena lottare, tutti insieme? - Sono gli occhi dei "migranti", di coloro che attraversano il Brasile cercando un lavoro stagionale, talvolta con tutta la famiglia. A Campo Grande, nella Casa dos Migrantes, CEDAMI, trovano una pausa, un piatto caldo, un letto per tre notti, un bagno per lavarsi. Ancora Suor Silvia ed i volontari italiani: all'inizio, distribuivano un minestrone all'angolo della strada, poi costruirono la casa, con un centinaio di letti. Alla sera, la distribuzione del pasto: una fila di bambini, con le mamme e i papà, donne e uomini soli, dignitosi, vinti apparentemente dalla vita, che ringraziano per il cibo la Madonna che sorride loro dal povero calendario appeso alla parete bianca. Passano due, tre volte a chiedere la minestra e il pane: nei loro occhi vi è la fame, la dignità umana, la carità di chi sporge loro il cibo. - Sono
gli occhi dei bambini abbandonati per strada e accolti nella Casa Vovò
Tulia (la Casa di Nonna Tullia) a Campo Grande, nel Mato Grosso del
Sud, Brasile. Occhi di bambini denutriti, maltrattati, occhi spalancati
a chiedere perché la loro vita sia così, affondata nella crudeltà e
nel sopruso gratuito su piccoli esseri che non si possono difendere.
La vita della Casa Vovò Tulia iniziò tanti anni fa. Suor Silvia, una
Salesiana italiana, aveva adottato i lebbrosi della città, i più poveri,
quelli che nessuno voleva. La polizia raccoglieva per strada tanti bambini
abbandonati, li accompagnava nell'ospedale della città dove la sentenza
era senza speranza: la denutrizione e la violenza hanno reso il bambino
in fin di vita, portatelo via dall'ospedale, non possiamo curarlo. E
allora qualcuno pensò: perché non affidare alla Suora anche i bambini
ormai in fin di vita perchè abbandonati, in modo che almeno morissero
in pace? Così fu, ma qualcosa successe: grazie a Suor Silvia ed ai volontari
italiani che l'aiutavano, la prima bambina accompagnata per morire tra
la braccia di una "mamma" ora è una bellissima signorina di 17 anni.
Dopo di lei, centinaia di bambini sono stati accolti e poi affidati
a famiglie vere, pronte ad amarli, pur con tutte le difficoltà della
vita. Ancora adesso questo miracolo continua. Suor Silvia non chiede
l'adozione a distanza dei bambini; per favore, adottate la casa, in
modo che ci sia sempre la possibilità di dare a un nuovo bambino un
abbraccio, il calore di persone dedicate, pasti adeguati, un giocattolo,
l'attenzione e il tempo per giocare. Una casa d'amore, ma di passaggio,
in attesa di trovare una vera mamma ed un papà reale, nel cuore del
ricco Brasile dalle mille facce, con tanta povertà materiale e spirituale.
Questo mondo vi è negli occhi dei bambini della Vovò Tulia: la crudeltà
e l'ignoranza dei grandi, l'amore e l'attenzione di tanti sconosciuti
che hanno adottato la casa, permettendo a Silvia di trovare i genitori
adatti per affidare loro una vita da crescere. |
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Grazie alla vostra generosità abbiamo iniziato alla grande questo
nuovo millennio. Ora sono quasi mille i bambini o ragazzi aiutati dalla
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